💡 Riflessioni

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C’è del marcio in Occidente

📌 “C’è del marcio in Occidente” prende ispirazione dall’espressione shakespeariana “Something is rotten in the state of Denmark“, richiamando alla mente scenari di corruzione e intrighi che non riguardano solo un contesto locale, ma si estendono su scala globale. Questo libro, Pensare meridiano, è una raccolta di riflessioni critiche sul mondo contemporaneo, esaminato dal punto di vista dell’uomo comune, che osserva e subisce le dinamiche globali del potere.

Si fa una profonda analisi storica e geopolitica, concentrandosi sull’imperialismo americano e sull’alleanza con le potenze europee. In particolare, si denuncia l’impatto devastante del colonialismo moderno, perpetrato dalle multinazionali e dai cosiddetti “poteri forti“, che, in nome del profitto, hanno devastato economie locali e risorse naturali. Oggi, assistiamo a una reazione globale contro questo dominio, con vari paesi e movimenti che tentano di contrastare la politica egemonica statunitense, responsabile di gravi danni a livello planetario.

Uno degli obiettivi principali dell’opera è combattere il pensiero dominante, sfidando la disinformazione, i pregiudizi e gli stereotipi che alimentano la società odierna. La conoscenza è fondamentale per promuovere una vera democrazia e libertà globale. L’autore critica duramente l’imperialismo americano, un “mostro” dotato di immense risorse economiche e militari che ha consolidato la propria posizione dominante attraverso guerre, sanzioni e ingerenze politiche. Anche le istituzioni internazionali, come la Corte penale dell’Aia, vengono descritte come strumenti di un sistema di potere, evidenziando la disparità di trattamento tra i leader occidentali e quelli avversari. Si menzionano, ad esempio, i crimini di guerra in Afghanistan, Siria e Iraq, spesso ignorati o minimizzati rispetto a quelli di paesi nemici.

Il libro sostiene che, anziché promuovere il bene comune, gli Stati occidentali si sono schierati al fianco di governi che impongono la propria “democrazia” con la forza delle armi. L’autore invita a una riflessione profonda sul sapere, affermando che solo attraverso la diffusione di una conoscenza autentica e non manipolata si può promuovere un progresso reale, in un mondo veramente libero e democratico.

Viviamo in un’epoca dominata dal pensiero “mainstream”, dall’omologazione culturale e da una globalizzazione che ha portato l’umanità verso un declino etico e spirituale. Il materialismo, il relativismo e il cattivo uso della tecnologia sono solo alcune delle derive della modernità. In questo contesto, l’evoluzione tecnologica non è sempre sinonimo di progresso: assistiamo a regressioni sociali e culturali, dove le masse, prive di senso critico, accettano passivamente le “certezze” diffuse dai media e dalle élite dominanti.

L’opera critica anche il fallimento del sistema educativo, divenuto uno strumento nelle mani di politici corrotti e delle lobby, il cui unico obiettivo è il profitto. In questo scenario, l’informazione è controllata, con i media che diffondono un pensiero unico, promuovendo fenomeni come la “cancel culture” e il “politically correct”.

È un’opera che si ispira al Pensiero meridiano, una filosofia che esalta la lentezza, la contemplazione e la connessione tra l’intelligenza umana e il paesaggio, incarnata nel concetto del “Genius loci“, ossia lo spirito del luogo. L’autore propone una visione alternativa al frenetico progresso moderno, in cui la relazione tra uomo e natura diventa centrale per riscoprire un’identità autentica e profonda.

Ad maiora semper!  

             ⌚ 11.07.2024

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Una risposta a 💡 Riflessioni

  1. Alessio_Andreoli scrive:

    Quanto sto leggendo in questi giorni mi inquieta parecchio. L’argomento è l’intelligenza artificiale detta AI o IA ed il cosiddetto metaverso, in particolare lo sviluppo in rapida evoluzione di ChatGPT un modello di linguaggio di grandi dimensioni sviluppato da OpenAI integrato nel mondo del metaverso. Tra i vari progetti nel mondo del metaverso una delle numerose società che ci lavorano ha quello denominato “Live Forever” ossia vivere per sempre. Praticamente, attraverso ChatGPT viene memorizzato dalla AI il modo in cui una persona parla, si muove, pensa, ragiona, canta insomma tutto quanto caratterizza un individuo. Il tutto viene integrato in un avatar nel metaverso, nel mondo virtuale.
    Praticamente questo avatar, col tempo attraverso ChatGTP mano a mano che impara, diventerà una copia molto fedele di noi stessi e potrà, dopo la nostra morte continuare ad interagire con il mondo esterno attraverso la realtà virtuale. Se poi l’avatar verrà realizzato somigliante o addirittura uguale a noi il gioco è fatto, la virtuale vita eterna è realizzata.
    Tutto questo non è ancora disponibile ma manca davvero poco, o almeno questo è quanto dichiara Artur Sychov di Somnium Space e francamente non ci sono evidenze per non credergli, al contrario ci sono evidenze che il tutto è perfettamente fattibile.
    Lo scopo del progetto è nobile (come tanti altri …), per chi ne sente la necessità (al di là del costo di cui non si parla) potrà comunicare, anche dopo la morte, con i suoi cari ed avere l’illusione (perché di illusione si tratta) di perlomeno ridurre il trauma del distacco e forse elaborare meglio il lutto.
    Se da una parte ci sono aspetti sicuramente interessanti, come poter interagire con i grandi odierni personaggi che hanno fatto la storia nella cultura, nella scienza, nell’arte per contro diventeranno eterni anche i personaggi più loschi, più truffaldini, stragisti, figuri oscuri e biechi contro cui la società ha dovuto combattere o subirne le angherie. Non entro nel merito ma ne abbiamo parecchi anche qua da noi in Italia, personaggi con grande disponibilità economica le cui caratteristiche sono la prepotenza, l’arroganza, che pensano di essere onnipotenti e che tutto gli sia dovuto. Personaggi che godono nel calpestare i diritti altrui, senza scrupolo alcuno. Ebbene anche queste figure, probabilmente molto più di altri proprio per la loro disponibilità economica, popoleranno il mondo virtuale. Possiamo solo sperare che gli ingegneri informatici ci mettano a disposizione diversi livelli/dimensioni in cui scorrazzare con i nostri visori, sperare che almeno uno di questi livelli replicherà un mondo popolato da avatar gentili ed educati, pazienti e disponibili ad insegnarci le cose che non conosciamo, “amici” con cui giocare a carte o a scacchi. Io ci spero anche se quanto sto leggendo sull’interazione fra metaverso e l’AI mi inquieta molto più di quanto possa entusiasmarmi.

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